Dalla merda all’ascesa: il morso dell’ingrato che diffama la mano che lo ha sollevato. Quando lo spessore manca, l’unica arma è il tradimento

Esiste una categoria umana particolarmente tossica: quella di chi, dopo essere stato estratto dalla merda e ripulito, usa l’altezza appena raggiunta non per guardare avanti, ma per sputare su chi lo ha sollevato. È l’irriconoscenza di chi manca di spessore morale e, non avendo argomenti validi, ricorre all’unica arma dei mediocri: la diffamazione.

Quando un individuo privo di sostanza viene elevato da qualcun altro, scatta un meccanismo perverso. Invece di provare gratitudine, prova invidia per il valore di chi lo ha salvato. Non potendo competere sul piano dei contenuti e dell’intelligenza, cerca di demolire l’immagine del suo benefattore per autoproclamarsi, in modo grottesco, il nuovo “salvatore” o l’unico artefice del proprio successo.

L’obiettivo è l’eliminazione simbolica: trasformare il mentore in un nemico da abbattere. Questo accade perché chi ha spessore rimane un punto di riferimento naturale; le persone continuano a rivolgersi a chi ha sostanza, ignorando il vuoto pneumatico di chi è stato solo “trascinato su”. Questa preferenza del pubblico manda l’ingrato in corto circuito: sentendosi minacciato dal carisma di chi lo ha aiutato, tenta di oscurarne la figura con fango e maldicenze, sperando che, cancellando l’altro, il mondo finalmente creda alla sua farsa.

Ma la verità è ostinata. Puoi anche tentare di recitare la parte del gigante, ma l’unica cosa che dimostri è quanto sia profondo il vuoto che porti dentro.

Il carisma, le competenze, la leadership, non si ereditano per osmosi e non si rubano con la calunnia. Puoi anche tentare di pugnalare chi ti ha dato le ali, ma resterai sempre un nano sulle spalle di un gigante: sei destinato a tornare nel vuoto da cui sei stato estratto.

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