Mentre l’industria del Cassinate agonizza sotto i colpi di una transizione ideologica e di un disimpegno industriale che viene da lontano, domani andrà in scena l’ennesima liturgia laica. Tra bandiere di partito e lo sfruttamento mediatico dei figli degli operai, si consuma il fallimento di una classe dirigente che ha guardato altrove mentre il deserto avanzava.

di Redazione NoPress24

Domani le strade si riempiranno del solito fragore di vuvuzela, di slogan stantii e di quel rosso sbiadito che colora le bandiere dei sindacati e del Partito Democratico. Ci saranno anche i “moderati” di Azione, un nome che oggi suona come un’ossimoro involontario dinanzi a una paralisi politica che dura da decenni. Ma dietro il fumo dei fumogeni, la realtà è nuda e brutale: la crisi di Stellantis a Cassino non è un temporale improvviso, è un’eutanasia programmata a cui si sta tentando di rimediare con un’aspirina quando il paziente è già in obitorio.

Il tempo perduto delle “battaglie arcobaleno”

È troppo tardi. Le lacrime versate oggi dai leader sindacali hanno il sapore amaro dell’ipocrisia. Per anni, mentre i piani industriali di Tavares e soci smantellavano pezzo dopo pezzo l’indotto e la centralità produttiva del Lazio meridionale, le priorità della politica e delle sigle dei lavoratori erano altrove. Si giocava a fare gli “inclusivi”, ci si accapigliava sui diritti civili, sulle sfumature dell’immigrazione regolare e irregolare, sui perimetri del politicamente corretto.

Mentre il mondo correva e la proprietà franco-italiana spostava il baricentro decisionale lontano dall’Italia, i nostri rappresentanti pensavano a come apparire più “progressisti”. Oggi, con i cancelli che rischiano di chiudersi definitivamente, si accorgono che l’operaio non mangia diritti astratti se perde il diritto concreto al lavoro.

L’indegnità degli “scudi umani”

Ciò che appare più respingente, in questa sfilata annunciata, è l’utilizzo dei bambini. Domani vedremo padri e madri sfilare con i propri figli al fianco, usati come scudi umani per impietosire un’opinione pubblica ormai assuefatta. È un atto che priva i minori della loro dignità individuale, riducendoli a strumenti di propaganda emotiva.

Pensano davvero che una multinazionale cinica come Stellantis, che risponde solo agli azionisti e alle rigide logiche del mercato globale, rivedrà i propri piani industriali perché vede un bambino con un cartello in mano? No. Quello spettacolo serve solo a chi lo organizza per raccogliere briciole di compassione e giustificare la propria esistenza. È la morte della dignità operaia che si svende per un barlume di visibilità televisiva.

La voce del dissenso: “Non vado a braccetto col mio carnefice”

Non tutti gli operai, però, si presteranno a questa messinscena. Molti hanno già capito che il gioco è truccato. Alla nostra redazione (redazione@nopress24.com) arrivano messaggi carichi di un realismo cinico ma onesto. Come quello di Luigi (nome di fantasia), dipendente Stellantis da 17 anni:

“Non vado domani, è tempo perso. Sto già guardando altrove. Io e mia moglie lavoriamo entrambi in fabbrica da quasi vent’anni, abbiamo due figlie di 12 e 15 anni e la sensazione di essere stati traditi è totale. Ma non mi vedrete in piazza a fare il figurante per i sindacati che ci hanno portati fin qui.

Il pensiero di Luigi è un macigno: chi domani sceglierà di sfilare accanto a chi ha permesso questo sfacelo, sta di fatto andando a braccetto con il proprio carnefice. Se la manifestazione di domani si rivelerà, come tutto lascia presagire, l’ennesima passerella elettorale per i vari Schlein o Calenda di turno, allora il nemico non sarà più solo la politica o il padrone. Saranno gli operai stessi, colpevoli di un servilismo che non merita più comprensione.

Il tempo delle chiacchiere è scaduto. La verità è che il treno è passato anni fa, mentre i macchinisti erano impegnati a discutere di “inclusione”.


Se vuoi raccontare la tua storia, senza filtri e senza censure, scrivi a redazione@nopress24.com. Noi riportiamo i fatti così come sono, perché la verità non ha prezzo ed è, soprattutto, gratis.

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