VARESE – Con la scomparsa di Umberto Bossi, avvenuta all’età di 84 anni presso l’ospedale di Circolo di Varese, l’Italia perde uno dei protagonisti più influenti e controversi della storia politica degli ultimi quarant’anni. Il “Senatur”, come era soprannominato sin dai suoi primi passi nelle istituzioni, non è stato solo il fondatore della Lega Nord, ma il catalizzatore di una profonda trasformazione del sistema partitico italiano, traghettandolo dalla Prima alla Seconda Repubblica.

Il pioniere del federalismo

Nato a Cassano Magnago nel 1941, Bossi ha saputo interpretare, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, il malcontento produttivo del Settentrione, trasformandolo in un progetto politico strutturato. Con la nascita della Lega Lombarda prima e della Lega Nord poi, ha imposto nel dibattito nazionale temi allora inediti: il federalismo, la devoluzione e l’autonomia territoriale. La sua ascesa parlamentare, iniziata nel 1987, ha segnato il declino dei partiti tradizionali, aprendo la strada a una nuova concezione di “politica del territorio”.

Il rapporto con le istituzioni e il Governo

Nonostante i toni spesso accesi e la retorica della “rottura” con Roma, Bossi è stato un uomo di governo e un fine stratega. Il suo sodalizio con Silvio Berlusconi ha rappresentato l’asse portante del centrodestra per oltre un ventennio. Ha ricoperto incarichi di primo piano, tra cui quello di Ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione (2001-2004) e Ministro per le Riforme per il Federalismo (2008-2011), lavorando incessantemente per tradurre in leggi i principi dell’autonomia differenziata.

Gli anni della malattia e l’eredità politica

La vita di Umberto Bossi è stata segnata anche da una durissima battaglia personale: l’ictus che lo colpi nel marzo del 2004 ne limitò le capacità fisiche, ma non la volontà politica. Nonostante il progressivo allontanamento dai vertici operativi del partito dopo le dimissioni da segretario federale nel 2012, è rimasto fino all’ultimo il “Presidente a vita” del movimento, una figura iconica capace di influenzare ancora le dinamiche interne del Carroccio.

Il cordoglio delle istituzioni

La notizia della sua scomparsa ha suscitato un’ondata di commozione trasversale nel mondo politico. La Presidenza del Consiglio e i leader di tutti gli schieramenti hanno riconosciuto in Bossi un “combattente” e un “innovatore”. Matteo Salvini, attuale segretario della Lega, ha annullato tutti gli impegni istituzionali per recarsi a Varese, definendolo “il capo che ha dato forma a un sogno di libertà”.

Anche gli avversari storici ne hanno sottolineato la dignità politica. Pier Luigi Bersani lo ha ricordato come “l’avversario più leale”, un leader che, pur nelle divergenze più aspre, non ha mai rinunciato al legame viscerale con il proprio popolo.

Con Umberto Bossi scompare l’ultimo dei “padri fondatori” della politica moderna italiana, un uomo che, con la sua voce roca e le sue intuizioni visionarie, ha costretto l’Italia a guardarsi allo specchio e a fare i conti con le proprie identità locali.

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