
L’inchiesta di NoPress24 parte dalle denunce degli esercenti: tra dehors smisurati e bar “mignon”, la disparità nel cuore della movida solleva interrogativi sulla gestione del suolo pubblico e sul silenzio della Polizia Locale.
CASSINO – Riceviamo e pubblichiamo il grido d’allarme giunto alla nostra redazione (redazione@nopress24.com) da parte di un nutrito gruppo di esercenti di Cassino. Non è una lamentela generica, ma un’analisi circostanziata di quella che viene definita come una “palese ingiustizia” che altera la libera concorrenza e calpesta le norme del vivere civile. Al centro del dibattito, il fenomeno della movida e un’occupazione del suolo pubblico che sembra seguire regole arbitrarie piuttosto che i dettami legislativi.
La Norma Tradita: Il Rapporto tra Interno ed Esterno
Nel diritto amministrativo italiano e nei regolamenti di Polizia Annonaria, l’occupazione del suolo pubblico non è un “diritto a fondo perduto” legato esclusivamente al pagamento di un canone. Esiste un principio di proporzionalità e funzionalità.
In particolare, la normativa vigente e il Regolamento Comunale per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, in combinato disposto con le norme igienico-sanitarie (D.M. 17/12/1992 e successive integrazioni regionali), stabiliscono che la superficie esterna concessa debba essere commisurata alla capacità ricettiva interna e alla dotazione di servizi igienici. In parole povere: un locale di 20 metri quadrati non può, per legge, gestire un “plateatico” esterno che ne misura cento. Eppure, a Cassino, la geometria sembra essere diventata un’opinione.
Il Paradosso di Cassino: Giganti “Contratti” e Formiche “Espandibili”
L’anomalia balza agli occhi di chiunque passeggi per il centro. Esistono bar di ampie metrature che, per rispettare scrupolosamente le planimetrie approvate e le distanze di sicurezza, dispongono di pochi tavoli esterni. Di contro, assistiamo al fenomeno di piccoli “buchi” commerciali che, come per magia, proiettano all’esterno distese infinite di sedie e ombrelloni, occupando intere aree pedonali o marciapiedi.
“È una pura ingiustizia nei nostri confronti,” dichiara un barista di vecchia data ai nostri microfoni. “Noi veniamo sanzionati se spostiamo un tavolino di dieci centimetri oltre la linea gialla per far passare un passeggino, mentre a pochi metri di distanza c’è chi occupa abusivamente intere piazze da anni senza che nessuno intervenga.”
Il Ruolo della Polizia Locale: Un’Ipometropia Selettiva?
La domanda che la cittadinanza e gli esercenti onesti pongono è diretta: Perché la Polizia Locale non vede? Il controllo del territorio e la verifica degli inadempimenti legati all’occupazione del suolo pubblico sono compiti istituzionali del corpo municipale. Se è vero che la legge non ammette ignoranza, è altrettanto vero che la vigilanza non dovrebbe ammettere distrazioni. Com’è possibile che situazioni di abuso macroscopico persistano per anni sotto gli occhi di chi dovrebbe sanzionare?
Il sospetto di un’applicazione della norma “a due velocità” – severissima con i piccoli errori dei soliti noti e cieca di fronte alle grandi irregolarità sistemiche – sta logorando il rapporto di fiducia tra istituzioni e commercianti.
L’Appello al Sindaco Salera e alle Forze dell’Ordine
Gli esercenti chiedono chiarezza al Sindaco Enzo Salera. Il primo cittadino è a conoscenza di queste irregolarità? Esiste una volontà politica dietro questa gestione elastica degli spazi pubblici, o si tratta di una carenza operativa degli uffici preposti?
Non basta “pagare il suolo pubblico” per sanare l’irregolarità: la concessione è subordinata al rispetto del codice della strada, del decoro urbano e, soprattutto, delle proporzioni edilizie e sanitarie. Per questo motivo, i commercianti si rivolgono fiduciosi anche al Commissariato di Polizia di Stato e ai Carabinieri di Cassino. Le forze dell’ordine a competenza generale hanno infatti pieno titolo per intervenire laddove si ravvisino violazioni amministrative continuate e potenziali profili di danno all’erario o distorsione del mercato.
Cassino merita una movida vibrante, ma legale. L’ordine non è un vezzo, ma la garanzia che tutti possano lavorare alle stesse condizioni. Ripristinare la legalità sui tavolini non è solo una questione di centimetri, ma di dignità commerciale.






Rispondi